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Cosa posso fare per te?

Pensare alla città che non ignora le differenze ma le accoglie, nella convinzione che siano una risorsa culturale ed etica, prospettando una città che si apre, che considera la fragilità come punto di riflessione privilegiato da cui guardare la società. Una città che non dimentica le persone fragili, che le rispetta, non le nasconde e ne fa un punto di forza della sua politica di innovazione attraverso un programma/progetto contro le disuguaglianze in un ottica intersezionale.

1. INCLUSIONE

Termine che in ambito sociale significa appartenere a qualcosa sia esso un gruppo di persone o un’istituzione, e sentirsi accolti. Ambiti che possiamo allargare a tutti quelli in cui un cittadino è libero di muoversi, partecipare, esprimersi. Attenzione però: includere non vuol dire omologare. Vuol dire non intaccare le diversità di ognuno. Siano esse dovute all’orientamento sessuale, il colore della pelle, una disabilità, un modo di essere e pensare. Includere è valorizzare e difendere le diversità.

2. AUTODETERMINAZIONE

Altro termine che mi sta a cuore. Il diritto all’autodeterminazione è il riconoscimento della capacità di scelta autonoma e indipendente dell’individuo. Poniamoci una domanda: è eticamente corretto chiamarla vita se non si è scelto volontariamente di passare così la propria esistenza? Noi diciamo di no. Non lo è. Purtroppo per molti la vita vissuta non è quella voluta. Non lo è per paura di una società che ti giudica. Non lo è per mancanza di autonomia. Una mancanza, quella dell’autonomia, che non permette di autodeterminarsi. Una città realmente inclusiva ha come obiettivo quello di consegnarti tutti gli strumenti per facilitare l’autodeterminazione e vivere la propria vita il più vicino possibile a quella desiderata. Per far ciò si devono abbattere sia le barriere culturali che quelle fisiche. Bologna sotto questo aspetto è sempre stata avanti rispetto alle altre città. Bologna, come tutto il territorio dell’Emilia – Romagna, ha fatto enormi passi in avanti riguardo l’inclusione nelle diversità. Includere però non significa “solo” accogliere le diversità. Le diversità devono sentirsi ascoltate e soprattutto far sentire ognuna di esse come una risorsa attiva e che nulla vi è loro precluso. Pari opportunità. Pari dignità. Libertà di scelta.

Autodeterminarsi nel mondo del lavoro, del divertimento, delle relazioni.

3. ACCESSIBILITÀ

Se vivessi a Copenaghen e decidessi, in un’ora e in un giorno qualsiasi, di prendere un mezzo pubblico, che sia un autobus o che sia un treno, mi avvierei tranquillamente con la mia carrozzina alla fermata o in stazione sapendo che qualsiasi mezzo sarà accessibile e che non dovrò preoccuparmi di nulla.

Qui in Italia capita sovente che mi avvio alle fermate e in stazione con una certa apprensione perché non so mai se la speranza di poter usufruire di un mezzo accessibile sia soddisfatta o vanificata, lasciandomi quanto meno l’amaro in bocca.

Nei paesi del Nord Europa, la società si interroga sui bisogni dell’individuo e adegua sé stessa alle esigenze speciali per un “mondo accessibile a tutti”. Nei paesi del sud Europa è l’individuo che deve comprendere come è fatta la società e adeguarsi di conseguenza.

Una differente mentalità ed un approccio culturale ed organizzativo diverso della società, abituerebbe tutti a pensare e vedere le situazioni da un’altra prospettiva. Quando non esistono questi presupposti si fa fatica a percepire le barriere fisiche, quelle culturali e psicologiche che condizionano l’esistenza delle persone con esigenze speciali

Un ambiente realmente accessibile a tutti consentirebbe una minore spesa sociale ed un migliore utilizzo delle risorse e permetterebbe all’individuo di agire in autonomia, di svolgere in modo indipendente le proprie attività e di partecipare attivamente alla vita sociale e relazionale.

Accessibilità è sinonimo di libertà, di autodeterminazione e di indipendenza. Spostarsi, lavorare, fare acquisiti, visitare luoghi… cose scontate per chiunque ma non per chi ha esigenze speciali e che, spesso, non può scegliere quale mezzo utilizzare, quando e come partire, cosa visitare, dove prendere un caffè. Tutto questo lo decide invece un sistema concepito ed organizzato per “normodotati”.

La disabilità è una condizione che, di per sé, non impedirebbe alla persona di fare cose “normali” ma che, sempre, invece, deve fare in conti con un ambiente ostile ed inadeguato, sia fisicamente che culturalmente.

Essere persone con esigenze speciali non dovrebbe significare vivere una vita parallela, in una società parallela, fatta di cose su misura, di percorsi diversi, di opportunità ridotte. La società è il luogo dei rapporti che ci consente di essere quello che siamo: autonomi, capaci di scelte, attraverso l’autodeterminazione, l’indipendenza e l’espressione di sé.

Per questo abbiamo preparato un programma di abbattimento delle barriere architettoniche e aumento dei mezzi di trasporto accessibili a tutti. Tra cui la modifica del nuovo regolamento edilizio (progetto rampe) con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità del 75% dei negozi.

4. LAVORO

Come puntualizzato anche dall’Assessore Marco Lombardo, occorre, prioritariamente, a monte, prevedere un fondo locale-regionale per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Questo sia per incentivare maggiormente le imprese per l’assunzione, ma anche per coprire i costi, sia previdenziali, sia dell’eventuale adeguamento degli ambienti di lavoro.

Un altro tassello importante è la figura del tutor per l’inserimento. Anche questa figura, che poi dettaglierò, rappresenta una spesa.

Intanto, pandemia a parte, grazie alle infinite possibilità offerte dalla tecnologia, per una persona con disabilità, poter lavorare da casa significa minori costi sociali (ma anche per le aziende) in termini di adattamento delle postazioni di lavoro, di trasporti e spostamenti, di assistenza e cure con conseguenti assenze dal lavoro. Alcuni avrebbero anche bisogno di essere fisicamente accompagnati sul posto di lavoro con la conseguenza di ulteriore fatica e disagio da parte dei familiari.

Questa dev’essere un’opzione possibile, oltre al fatto che va e garantito il diritto di poter arrivare in ufficio senza barriere e con mezzi adeguati. Non tutti i lavori, purtroppo o per fortuna, possono essere svolti da casa.

La nostra normativa, la 68/99 è una buona legge che addirittura altri stati hanno preso come esempio ma occorre sempre dalla “carta” passare all’attuazione, che è la parte più complessa. Se potrò avere voce in capitolo, per prima cosa mi confronterò con i S.I.L., con i Centri per l’impiego e le cooperative sociali di tipo B, per valutare insieme criticità e soluzioni ed anche per creare dei bandi (sull’esempio di altri contesti) per ETS capaci di creare posti e occasioni di lavoro autonomo coinvolgendo le Fondazioni di Territorio che, a fronte delle casse spesso asciutte degli enti locali, hanno buone capacità finanziarie.

Avere un lavoro attualmente è un problema per molti e, spesso, non ci sono nemmeno gli strumenti personali ed economici per immaginare di crearselo un posto di lavoro. Penso a Pizzaut, a 21 grammi, all’albergo Etico, tutte esperienze gestite dal privato sociale, replicabili, soprattutto con l’impegno dell’Ente di farsi garante per l’attivazione di risorse finanziarie in un conto capitale o a credito agevolato e facendosene garante per i soggetti non bancabili. Oltretutto sarebbe anche una opportunità per rivalorizzare i tanti locali dismessi che per l’amministrazione rappresentano comunque un costo oltre che essere vettori di degrado.

Capitolo Tutor. Uno degli elementi di confronto con cooperative, SIL e centri per l’impiego sarà legato a questa figura. Quanti sono? Ce ne sono abbastanza di formati o c’è il rischio di ritardare o ridurre gli inserimenti a causa di un numero insufficiente? Per questa figura propongo la creazione di un percorso, non accademico ma pratico-esperienziale, anche in collaborazione con Unibo e con gli Istituti Professionali per i Servizi Socio-sanitari, che possa essere contemplato come pacchetto orario specialistico all’interno dei corsi. Tra l’altro, fino a qualche anno fa, negli Istituti professionali era presente una “terza area” gestita da ETS esterni che proponevano contenuti pratici, tra cui, a memoria, anche la figura del Tutor per l’inserimento lavorativo. Il Comune di Torino aveva anche dato vita a un elenco a cui potevano aderire sia educatori laureati che diplomati Tecnici dei servizi socio-sanitari. Promuovere e valorizzare questa figura può costituire anche un maggiore incentivo per le imprese che si sentirebbero maggiormente supportate a livello professionale e in termini di sensibilità e sicurezza.

Capitolo Settore Turismo. I Tour Operator e le Agenzie Incoming sono spesso in difficoltà nel gestire clienti disabili e nell’organizzare per loro itinerari e ricettività anche perché le condizioni psicofisiche e le difficoltà sono molto diverse da persona a persona. Si preferisce, infatti, utilizzare l’espressione “persone con esigenze speciali”, indicando con questo, tutte le persone che nella mobilità possono andare incontro a dei disagi: dalla persona in carrozzina, a quella in dialisi, da quella con protesi a quella con difficoltà respiratorie, dall’anziano alla mamma con bimbo piccolo, ecc. (una mamma con bimbo piccolo, al di là della carrozzina e del passeggino, ha anche bisogno di un bagno con fasciatoio per il cambio, di un luogo appartato per allattare. Uno dei pochi posti dove può trovare tutto ciò è Ikea. Guarda caso, una azienda del Nord Europa, dove la sensibilità è maggiore) Parliamo di un bacino d’utenza di oltre dieci milioni di persone, considerando che, spesso, persone con esigenze speciali non si muovono da sole. Già questo dato sarebbe sufficiente per far comprendere a strutture ed esercizi commerciali quali potenzialità di mercato avrebbero adeguandosi a criteri di accessibilità. Persone con disabilità, preparate ed esperte, potrebbero collaborare nel circuito turistico per formare adeguatamente il personale, fornire consulenza specifica per le strutture ricettive in tema di accessibilità e fruibilità, predisporre e promuovere itinerari adeguati e condizioni per la sua massima autonomia e produttività sostenibili e, organizzandosi come mistery client (o shopper) svolgere attività di monitoraggio e controllo relativamente alle conformità, anche per aiutare e consigliare esercenti e strutture a mettersi in regola e incrementare la clientela.

Le persone con disabilità, con il sostegno dell’ente pubblico e delle Fondazioni, potrebbero dare vita a mini-imprese e/o cooperative inserendosi nel mercato attraverso il lavoro autonomo. Questo produrrebbe un miglioramento qualitativo ed anche quantitativo dell’offerta promuovendo l’affluenza di turisti con esigenze speciali (ed i loro familiari e amici), in particolare di quelli, ad esempio del Nord Europa, abituati a standard di accessibilità di alto livello.

Coordinamento a livello di commissioni per l’attribuzione della percentuale di invalidità, l’eventuale corresponsione di indennità e/o la certificazione di abilità al lavoro (come, ad esempio, per le persone cieche o ipovedenti: 100% di invalidità che non pregiudica abilità al lavoro, anche se con restrizioni legate alla menomazione) connessa alla tipologia professionale di impiego. Semplificazione nella procedura e adeguata e corretta tempistica.

5. TURISMO

Oggi la competitività degli operatori si misura anche sulla capacità di individuare e soddisfare i bisogni del visitatore. I professionisti del turismo più innovativi e lungimiranti hanno iniziato a considerare l’idea di un ospite che può manifestare esigenze specifiche in modo temporaneo o permanente, così come possono essere diverse tra loro quelle di un bambino, di un anziano, di una persona con disabilità fisica, sensoriale, intellettiva, ecc. Tali richieste devono essere considerate e soddisfatte per poter garantire a tutti la possibilità di esercitare il diritto al viaggio, allo svago e alla vacanza. Ancora troppo spesso il turista con esigenze specifiche stenta a trovare proposte e informazioni che rispondano in modo adeguato ai propri bisogni.

Accoglienza

Tutto ciò che concorre a mettere a proprio agio il turista, a fargli venire voglia di tornare, a renderlo ambasciatore dei pregi di una località”. L’ospitalità è un valore aggiunto: non una questione di tecniche e procedure da applicare, ma empatia con il cliente, ascolto e visione del turista come ospite, o meglio come “invitato”. Un elemento spesso sottovalutato è la rispondenza aspettative/promesse e realtà, fondamentale per qualsiasi viaggiatore ma imprescindibile per i turisti con esigenze specifiche: gli operatori devono capire l’importanza dell’affidabilità delle informazioni e agire affinché sia sempre garantita.

Il cliente con disabilità non necessita di un trattamento specifico o di un’assistenza costante bensì di una maggiore attenzione alle eventuali esigenze, di una personalizzazione della fruizione dell’offerta. Il segreto di un territorio accogliente per tutti è la capacità di individuare le necessità del turista e mediarle con le aspettative, entrando in empatia con il visitatore e conquistando la sua fiducia.

Comunicazione, informazione e promozione.

In ambito turistico la comunicazione è un elemento cardine. È ancora difficile, però, reperire informazioni sull’accessibilità delle strutture e sulla fruibilità dei servizi. Queste non possono ridursi all’uso del simbolo convenzionale ma devono fornire una descrizione semplice e completa di spazi e servizi / soluzioni / accorgimenti proposti. Devono essere tecniche e aggiornate, meglio se “verificate e garantite” da professionisti formati in materia accessibilità for all. Devono essere facilmente reperibili e con terminologia corretta. Devono essere obiettive, segnalando anche situazioni di accessibilità parziali o condizionate. Devono essere segnalate su tutti gli strumenti di comunicazione e promozione (siti internet, brochure, depliant, ecc.), ovviamente fruibili anche da persone con disabilità. Devono essere integrate con misure e fotografie, segnalando anche le condizioni e la frequenza di manutenzione degli eventuali ausili.

PROPOSTA

Utilizzare il 10% della tassa di soggiorno per il turismo accessibile. Con questa somma creare un sito professionale in cui ci sia tutto ciò che è accessibile a Bologna realizzato con materiale raccolto in modo dettagliato, immagini, video, misure. Corsi di formazione al personale degli hotel e a quello degli uffici d’informazione turistica. Creare anche materiale cartaceo per i turisti con disabilità (come hanno in Puglia). Possiamo fare un lavoro serio e professionale come nessuno ha ancora fatto.

La cifra di riferimento per il prossimo mandato quinquennale a riguardo della tassa di soggiorno è di circa 11 milioni di euro (2021-2026). Quindi il 10% si aggirerebbe sui 5 milioni l’anno circa.

Nota: Bologna è una delle poche città dove le persone con disabilità pagano la tassa di soggiorno, almeno sarebbe ben utilizzata.

5. FORMAZIONE
  • Formazione per autisti dei mezzi pubblici all’accoglienza delle persone con disabilità sui mezzi.
  • Seminari di aggiornamento per tecnici liberi professionisti.
  • Formazione per il personale degli sportelli turistici.
  • Formazione per il personale alberghiero addetto alla reception.
  • Formazione per i tour operator.
  • Formazione a vigili urbani, polizia e autisti di bus sulle persone autistiche per garantire loro il miglior supporto possibile in caso di necessità.
  • Formazione nelle scuole come culla della corretta relazione fra neuro diversità.
  • Formazione all’imprese diventano motore della crescita sociale attraverso un potente strumento marketing basato sulla diversity.
5. SPETTRO AUTISTICO

Fra le criticità sociali di questo momento certamente dobbiamo annoverare la situazione delle persone nello spettro e delle loro famiglie.

Una condizione, quella autistica, che impone un cambio di passo, infatti non stiamo parlando di una malattia, ma bensì di una condizione, qualcosa che fa parte delle caratteristiche di quelle persone e per questo si rende necessario un cambio di visione.

Muoversi nella società insieme al proprio caro autistico è senza dubbio l’ostacolo più importante che ogni famiglia deve affrontare. Quindi diventa necessario affrontare il problema autismo non solo dal punto di vista medico ma soprattutto dal lato della diffusione della consapevolezza nei diversi ambiti sociali. La politica deve preoccuparsi di garantire che la società sia in grado di accogliere in modo consapevole le persone autistiche perché questo ci permetterà di trasformare un costo puro come le spese di assistenza in un investimento che ci permetterà di raccogliere abbondanti frutti in futuro.

Si deve agire su tre fronti molto precisi:

Il tessuto economico: formare il personale delle aziende per imparare sia ad accogliere come clienti sia come collaboratori le persone autistiche. in questo modo si generano sia nuovi posti di lavoro sia luoghi dove le persone autistiche possono muoversi in tranquillità. Rendiamo così le persone autistiche parte attiva della nostra società.

L’ambito scolastico: Per trasformare la scuola in una culla per l’accoglienza della neuro-diversità per creare generazioni di persone in grado di cogliere la grande opportunità di avere una esperienza di vita insieme a una persona autistica e prepareranno le future famiglie ad accogliere in modo meno traumatico l’arrivo di una disabilità.

La società: proporre una formazione diffusa alla cittadinanza sull’accoglienza consapevole permetterà in primis di suddividere il carico dei caregiver e creerà ambienti sociali più accoglienti e senza pregiudizi sulle possibilità di raggiungere traguardi insperati in modalità alternative.

5. EMOTIVITÀ, AFFETTIVITÀ e SESSUALITÀ

APERTURA SPORTELLO

Attivare un servizio dove ricevere richieste e offrire orientamento e consulenza pedagogica, educativa e psico-sessuologica sulle tematiche della sessualità, dell’affettività e della genitorialità delle persone con disabilità. Si può concretizzare in due sportelli, uno rivolto a tutte le figure di vicinanza delle persone con disabilità intellettiva, l’altro alle persone con disabilità fisico-motoria e i loro familiari.

La complessità della tematica, le fragili e delicate implicazioni sociali e culturali impongono una scelta di rigore scientifico e metodologico che può essere assicurata solo attraverso la diretta collaborazione di professionisti autorevoli e qualificati (medici, psicologi, sessuologi, educatori) che si dichiarano disponibili a collaborare fattivamente alla programmazione e tenuta del progetto.

O.E.A.S. 

L’assistenza alla sessualità a persone con disabilità rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.

Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo, qualificarne il concetto più complesso attraverso i termini: assistenza all’emotività, all’affettività e alla sessualità (definito O.E.A.S. dove “o” sta per operatore) permette di assaporare tutte quelle sfumature in essa contenute.

L’assistenza all’emotività, all’affettività e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.

L’O.E.A.S. è un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (importanza di una selezione accurata degli aspiranti O.E.A.S.).

Attraverso la sua professionalità supporta le persone con disabilità a sperimentare l’erotismo e la sessualità.

Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica la dove vi sono evidenti limitazioni.

L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque una preparazione adeguata e qualificante e non concentrerà esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” sessualità. Promuoverà attentamente anche l’educazione sessuo-affettiva, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità.

Uno degli obiettivi è abbattere lo stereotipo che continua a essere ingombrante e che vede le persone con difficoltà e disabilità assoggettate all’“asessualità”, o comunque non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. Importanza del superamento del concetto del “sesso degli angeli”.

L’O.E.A.S. in base alla propria formazione, sensibilità e disponibilità può contribuire a far ri-scoprire tre dimensioni dell’educazione sessuale:

  • Ludica: scoprire il proprio corpo.
  • Relazionale: scoprire il corpo dell’altro.
  • Etica: scoprire il valore della corporeità.

ed al tempo stesso, aiutare il soggetto disabile a rendersi protagonista maggiormente responsabile delle proprie relazioni sia sentimentali che sessuali, favorendo una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé ed una più adeguata capacità di prendersi cura del proprio corpo e della propria persona. La mancanza di autostima è uno dei freni per un naturale approccio verso l’altro. L’O.E.A.S. può aiutare ad accogliere e non reprimere le diverse istanze del proprio corpo, dei sensi e delle emozioni.

NOTA:

Il testo in questa pagina è pubblicato nel libro “LoveAbilty, l’assistenza sessuale per le persone con disabilità” edito dalla Erickson nel capitolo del Dott.re Fabrizio Quattrini. Tutti i diritti sono riservati.

About Me

Maximiliano “Max” Ulivieri, 51 anni, è da sempre in prima linea sui temi dell’inclusione e dell’accessibilità.
Toscano di nascita e Bolognese per scelta, si occupa di turismo accessibile, sia come formatore che tramite il progetto diversamenteagibile.it.
È promotore di battaglie per i diritti delle persone con disabilità, legate in particolare ai temi dell’affettività e sessualità, per i quali ha fondato ed è presidente del progetto lovegiver.it.
Scrittore, blogger e divulgatore, crede fortemente che la lotta contro tutti i tipi di diseguaglianze sia l’unico mezzo per migliorare la qualità della vita dei cittadini, per una società più giusta e inclusiva.
Cura il magazine disabilitystyle.it con cui si cerca di dare una nuova immagine al mondo della disabilità. Infine scrive per “Il Fatto Quotidiano“.
Personal Life & Love Coach. Scrittore. Attore.
Potete seguire le sue attività anche iscrivendovi al canale Telegram cliccando qui.

Testimonials

Quello con Maximiliano Ulivieri è stato uno di quegli incontri da cui esci con il dubbio di aver capito ben poco della vita, di esserti fatto distrarre da sfumature insignificanti e particolari minuscoli perdendo di vista il quadro completo.

Ma per farti contaminare dai suoi pensieri e rubare un pezzo della sua visione del mondo devi prima riuscire a fermarlo.

Incastrare quest’intervista tra gli impegni di Max non è stato semplice. Quando non era occupato a tenere convegni con professori, psicologi, sessuologi (e un vescovo!), era in giro per l’Italia a partecipare a eventi e rilasciare interviste (vestito), oppure in Sardegna a recitare un ruolo in un film.

Oltre a tutte queste cose, Max fa anche il web designer, si occupa di turismo accessibile, di formazione, ha scritto un libro, ha partecipato a un TEDx come speaker e attualmente si sta battendo per rendere possibile l’impossibile: istituire in Italia la figura dell’assistente sessuale per le persone con disabilità.

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