Il 26 febbraio ho partecipato al DEI xChange – Protagonisti dell’inclusione: studenti e imprese, al Teaching Hub Campus di Forlì dell’Università di Bologna. Una giornata costruita tra keynote, tavola rotonda, momenti di discussione e workshop dedicati ai temi della Diversity, Equity, Inclusion and Accessibility.
Sono intervenuto sul tema “Disabilità e accessibilità”, portando il mio sguardo e l’esperienza maturata nel lavoro istituzionale e formativo. Un confronto diretto con studenti e studentesse, in un contesto che metteva insieme mondo accademico e imprese. Quando questi due ambiti dialogano con serietà, l’inclusione smette di essere una parola astratta e diventa materia concreta.
Ogni volta che mi capita di parlare in università provo emozioni che possono sembrare in contrasto, ma che in realtà convivono.
C’è entusiasmo. C’è gratitudine. C’è un forte senso di responsabilità. Intervenire davanti a ragazze e ragazzi in una fase in cui il pensiero è ancora in formazione significa incidere su uno sguardo che diventerà scelta, cultura organizzativa, postura etica. È un privilegio. E lo sento.
Il mio modo di intervenire è meno convenzionale rispetto a quello di un docente universitario. È più legato al vissuto, meno accademico nella forma. Chi mi invita lo sa. L’equilibrio nasce proprio da questa differenza: competenze teoriche e testimonianza diretta che si affiancano. La pluralità degli stili rende il confronto più solido.
Accanto a tutto questo, emerge sempre una vena malinconica. Riappare mentre ripenso all’evento, mentre scrivo. Non ho proseguito gli studi universitari per ragioni che non voglio riaprire qui. È un rammarico che resta. Non per un titolo da esibire. So di avere costruito competenze e percorsi. So anche che un cammino accademico offre una struttura e una sistematicità difficili da replicare da soli. Questa consapevolezza lascia un’ombra sottile.
Forse è anche per questo che parlare in università mi tocca più di altre occasioni. Mi mette davanti a ciò che avrei voluto attraversare da studente e a ciò che, in modo diverso, sono riuscito a costruire.
Ringrazio chi mi ha voluto presente e chi mi ha sostenuto. Ogni volta, prima che inizi a parlare, nei suoi occhi leggo un filo di apprensione. Alla fine, però, l’espressione cambia. 😉





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