I giorni dopo hanno sempre un sapore diverso.
Il DAS torna lentamente alla sua vita ordinaria. Le sedie si spostano, i microfoni si spengono, i cartelli vengono tolti, le borse si richiudono. Bologna riprende il suo ritmo: traffico, portici, notifiche, lavoro, caldo di giugno, cose da fare.
Però qualcosa resta.
Resta nei corpi che per due giorni hanno attraversato parole spesso tenute basse. Resta nelle domande ascoltate, nei sorrisi imbarazzati, negli sguardi curiosi, nei silenzi pieni. Resta nella sensazione di avere abitato uno spazio dove sessualità, desiderio, identità, consenso, dolore, piacere, pornografia, burlesque, disabilità, cura e libertà hanno potuto stare insieme senza chiedere permesso.
NoTaboo 2026, al DAS di Bologna il 20 e 21 giugno, ha avuto questa forza: far convivere linguaggi diversi. Il talk, il laboratorio, la performance, la sessione privata, la poesia, il corpo in movimento, la parola politica, la pratica sensoriale. Tutto dentro lo stesso respiro.
Ad accompagnare queste due giornate c’era Lecicia Sorri, presentatrice del festival, presenza capace di tenere insieme i passaggi, le atmosfere e le voci. Maximiliano Ulivieri ha aperto il percorso dando il senso profondo dell’evento: creare uno spazio in cui i corpi possano essere nominati, ascoltati, desiderati, raccontati. Uno spazio dove parlare di sessualità significa parlare anche di diritti, cultura, autonomia, accessibilità e immaginario.
La prima giornata ha iniziato a scavare subito.
Roberto Rospigliosi ha portato il suo sguardo pedagogico e relazionale dentro le questioni dell’identità sessuale, tra protezione, stigma, etichette, riconoscimento e libertà. Sara Balducci ha affrontato genitorialità ed educazione sessuale, riportando il tema dentro le famiglie, le responsabilità educative, le paure degli adulti e i bisogni reali delle persone giovani.
Mary Agata Sangalli, con A suffering pleasure: un dialogo tra dolore e piacere, ha aperto una zona delicata del discorso: il corpo che sente, il corpo che comunica, il piacere che può intrecciarsi al dolore, l’ascolto necessario per distinguere, capire, rispettare. Greta Tosoni, con Il giardino della sessualità, ha portato un’immagine viva e fertile: la sessualità come spazio da coltivare, fatto di desideri, limiti, educazione, scoperte, paure e possibilità.
Anna Castagna, con Abbastanza bravi a letto?, ha toccato uno dei nervi scoperti dell’intimità contemporanea: la prestazione. La domanda implicita era semplice e potentissima: quanta ansia portiamo dentro il sesso? Quanto cerchiamo di essere adeguati, performanti, convincenti, invece di essere presenti?
Marta Santospirito ha poi portato il Kinbaku, raccontando la dimensione relazionale della corda. In quel passaggio, la corda è diventata linguaggio: fiducia, ascolto, consenso, tensione, cura, presenza. Un modo per parlare di relazione attraverso il corpo, con attenzione e responsabilità.
Nel pomeriggio, il festival è entrato ancora di più nell’esperienza.
Anna Soares e LuciPherd hanno condotto Body Play / Mind Play, laboratorio dedicato all’esplorazione del corpo e della mente come territori di gioco, consapevolezza e libertà. Sempre dentro quel percorso laboratoriale, IO TI VEDO, Laboratorio per anime coraggiose nude, ha portato il tema dello sguardo, dell’esposizione scelta, del contatto e della possibilità di sentirsi presenti davanti agli altri senza ridursi a immagine.
Le sessioni hanno aggiunto una dimensione più intima. Manar Shakti, con Tantra & Touch Sexual Healing, ha proposto uno spazio dedicato al contatto consapevole, alla presenza, alla riconnessione corporea. La Grattineria, con il Trattamento Multisensoriale ASMR, ha portato il piacere verso un registro sottile: pelle, suono, rilassamento, percezione, regolazione, fiducia.
La seconda giornata ha aperto altri immaginari.
Serena Vestene ha portato la poesia erotica, restituendo alla parola il suo potere corporeo. La poesia, dentro NoTaboo, ha smesso di essere decorazione ed è diventata materia viva: desiderio, voce, pelle, memoria, relazione.
Con Porno-rivoluzione: i protagonisti del cambiamento, Ines Alma Latina, Il Mima e Nemesi Widow hanno portato al centro la pornografia come linguaggio culturale, spazio di rappresentazione, lavoro, immaginario e terreno politico. Il discorso ha spostato l’attenzione sui corpi, sulle narrazioni, sulle possibilità di cambiare lo sguardo, sulle forme di desiderio che il porno può mostrare oppure cancellare.
Il burlesque ha dato alla giornata una forza scenica precisa. Jazz Chimera, artista burlesque, ha portato sul palco Sally Bowles, figura di sensualità selvatica e teatrale. Qui il corpo ha parlato attraverso ironia, posa, esagerazione, gioco, eleganza e provocazione. Il burlesque ha funzionato come gesto politico e artistico: prendere lo sguardo, ribaltarlo, usarlo, giocarci, trasformarlo in presenza.
Tei Giunta, con Orgia Vestita, ha guidato un laboratorio dedicato alle fantasie, al desiderio, alla comunicazione e alla possibilità di esplorare l’intimità in forma collettiva e consapevole, mantenendo il corpo dentro una cornice di ascolto e confine. Anna Albertarelli, con Corpo Poetico®: Ricerca per altri movimenti, ha portato un laboratorio esperienziale centrato su libertà corporea, teatro fisico, danza contemporanea e consapevolezza del movimento.
Alla fine delle due giornate, NoTaboo ha lasciato una traccia chiara.
La forza del festival è stata proprio lì: nella possibilità di far convivere linguaggi diversi. La pedagogia di Roberto Rospigliosi, l’educazione sessuale di Sara Balducci, il dialogo tra dolore e piacere di Mary Agata Sangalli, il giardino della sessualità di Greta Tosoni, la critica alla prestazione di Anna Castagna, la corda relazionale di Marta Santospirito, il gioco corporeo di Anna Soares e LuciPherd, il tantra di Manar Shakti, l’ASMR della Grattineria, la poesia erotica di Serena Vestene, la porno-rivoluzione con Ines Alma Latina, Il Mima e Nemesi Widow, il burlesque di Jazz Chimera, il laboratorio di Tei Giunta, il Corpo Poetico® di Anna Albertarelli, la conduzione di Lecicia Sorri e la direzione culturale di Maximiliano Ulivieri.
Tutto questo ha composto un festival che ha parlato di corpi reali. Corpi desideranti, vulnerabili, ironici, politici, sensuali, stanchi, curiosi, liberi, a volte impacciati, a volte potentissimi.
Adesso si torna alla vita comune.
Si torna alle email, alle famiglie, alla spesa, ai mezzi, agli appuntamenti, alle piccole urgenze quotidiane. Però NoTaboo resta addosso come una domanda aperta. Resta nel modo in cui guardiamo un corpo. Nel modo in cui ascoltiamo un desiderio. Nel modo in cui nominiamo un limite. Nel modo in cui pensiamo al piacere come parte della dignità.
Il festival si è chiuso.
La libertà che ha acceso continua a lavorare nella vita normale.




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