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Formazione sulla sessualità nello spettro autistico alla Fondazione Fornino‑Valmori

Written by Maximiliano Ulivieri

On 26 Ottobre 2025
Foto di gruppo

Contesto: la missione della Fondazione Fornino‑Valmori

La Fondazione Fornino‑Valmori di Forlimpopoli (FC) è nata dal sogno delle famiglie Fornino e Valmori di creare un luogo in cui la disabilità non sia un fattore penalizzante. Costituita come Onlus nel 2008, la Fondazione gestisce un grande centro residenziale per l’autismo adulto che oggi accoglie persone provenienti da tutta Italia. La struttura, aperta 365 giorni l’anno, mette al centro la qualità di vita e l’inclusione: vi sono impianti sportivi, palestra, lavanderia, serra, sale congressi, due scuderie per l’attività con il cavallo e numerosi laboratori creativi ed occupazionali. Ogni ospite ha un progetto educativo personalizzato mirato a preservare e sviluppare abilità fisiche, cognitive, relazionali ed emotive, e i servizi interni (cucina, lavanderia, parrucchiera, maneggio) completano l’offerta assistenziale.

Questa filosofia – costruire percorsi di autonomia e inclusione per l’autismo adulto – è anche alla base della Cooperativa “Insieme per Crescere”, braccio operativo della Fondazione, che gestisce le attività e garantisce la qualità dei servizi. L’ente, dunque, non si limita a fornire assistenza ma si propone come luogo di vita: i laboratori di ceramica, pittura e mosaico, ad esempio, vengono proposti come attività ludico‑terapeutiche che sviluppano manualità, creatività e coordinazione.

Perché un corso su affettività e sessualità

Tra le dimensioni fondamentali della qualità di vita vi è la sfera affettiva e sessuale. Per gli educatori che lavorano con adulti autistici si tratta di un tema complesso: da un lato vi è il diritto alla relazione affettiva e sessuale, dall’altro lato vi sono comportamenti che talvolta risultano inappropriati o rischiosi, oppure casi in cui il desiderio sessuale viene inibito da farmaci (come gli antidepressivi o i neurolettici) come illustrato durante il corso. Alla Fondazione si è avvertita la necessità di dotare gli operatori di strumenti teorici e pratici per gestire queste situazioni nel rispetto della persona e del contesto.

La formazione è nata anche per rispondere alle domande delle famiglie e degli operatori:

  • Come affrontare comportamenti autoerotici in pubblico o pericolosi (per esempio il continuo sfregamento sul materasso che provoca irritazioni)?
  • Come educare al consenso e al rispetto degli spazi privati, riconoscendo le emozioni e il proprio desiderio?
  • Quale impatto hanno i farmaci (antidepressivi, neurolettici) sul desiderio sessuale e come monitorare gli effetti collaterali, come l’aumento della prolattina?

L’obiettivo era quindi duplice: ridurre la stigmatizzazione della sessualità nelle persone autistiche e fornire competenze operative per supportare i ragazzi nella costruzione di relazioni affettive e sessuali consapevoli.

Struttura della formazione (3 giorni)

La formazione, organizzata da Maximiliano Ulivieri, fondatore dell’OdV Lovegiver, in collaborazione con la Fondazione, si è svolta su tre giornate consecutive nelle sedi del centro. Alla proposta hanno aderito educatori, operatori socio‑sanitari (OSS), psicologi e lo psichiatra della Fondazione. Il percorso ha alternato lezioni frontali, lavori di gruppo e analisi di casi reali. Durante ogni giornata sono intervenuti anche esperti esterni:

  • Giovanni Magoni, psicologo esperto di autismo e sessualità, che ha approfondito l’aspetto diagnostico e ha presentato il quadro normativo (passando dalla triade sintomatologica del DSM‑IV alla diade del DSM‑5) e le implicazioni di queste caratteristiche sullo sviluppo affettivo e sessuale.
  • Matteo Bardare e Serena Vestene, entrambi Operatori per l’Educazione all’Affettività e alla Sessualità (O.E.A.S.) formati dall’OdV Lovegiver. In due sessioni di circa due ore ciascuna hanno raccontato la loro esperienza di accompagnamento sessuale per persone con disabilità e hanno mostrato come la figura dell’O.E.A.S. possa essere integrata in contesti residenziali per adulti autistici.

Giorno 1 – Introduzione e quadro teorico

La prima giornata ha fornito ai partecipanti la cornice teorica:

  • Inquadramento diagnostico dello spettro autistico: dalle caratteristiche dell’interazione sociale alla comunicazione e ai comportamenti ripetitivi.
  • Caratteristiche socio‑sessuali: descrizione di comportamenti che possono risultare inappropriati (scarso igiene personale, ricerca di contatti fisici, difficoltà a comprendere il rifiuto, interesse eccessivo per alcune parti del corpo), con riflessioni sui fattori alla base (particolarità cognitive, sensoriali, motorie, difficoltà nell’interpretazione delle regole sociali).
  • Sviluppo dell’attaccamento e dell’affettività: come le persone autistiche costruiscono legami e quali forme diverse di espressione dell’affetto esistono; importanza dell’accompagnamento dei genitori e degli educatori nella transizione all’età adulta.
  • Sviluppo emotivo: riconoscere, accettare, manifestare e regolare le emozioni; differenze tra percezione e consapevolezza; tecniche educative per aiutare i ragazzi a “dare un nome” alle emozioni e a gestirle con prevedibilità e chiarezza.

Giorno 2 – Educazione sessuale, diritti e prevenzione

Durante la seconda giornata sono stati affrontati i temi più specifici:

  • Educazione sessuale e diritti: è stato ricordato che le persone autistiche hanno diritto ad una vita sessuale in accordo con i propri desideri e bisogni, al sostegno per affrontare i problemi irrisolti e all’apprendimento di comportamenti socialmente adeguati. Si è parlato di orientamenti sessuali e di identità di genere, e di come spiegare questi concetti con linguaggio chiaro e concreto.
  • Metodi di insegnamento: importanza della chiarezza linguistica (preferire termini corretti come pene, vagina, sperma, mestruazioni), delle agende visive e delle storie sociali per spiegare concetti di pubblico e privato. È stato presentato un esempio di storia sociale per spiegare che il corpo è proprio e che la masturbazione va praticata solo in privato; la storia guidava la persona a chiudere la porta, usare un oggetto morbido per evitare irritazioni e a pulire tutto dopo.
  • Masturbazione e autoerotismo: come insegnare la masturbazione in modo sicuro, anche a chi ha difficoltà prassiche o di comprensione; uso di guide fisiche e immagini per spiegare la sequenza delle azioni; importanza di scegliere spazi privati. È stata discussa una situazione reale in cui un ragazzo si sfregava sul materasso procurandosi rossore. Tramite una storia sociale si è spiegato che può provare piacere in camera usando un tessuto morbido o un lubrificante, evitando l’uso del phon per il calore.
  • Consenso, pubblico/privato e prevenzione degli abusi: come aiutare i ragazzi a riconoscere cosa è piacevole, a dire “no” e a capire che “no significa no”. Sono state presentate carte visive con diverse tipologie di tocco (abbraccio, carezza, bacio) e con i ruoli delle persone (familiare, medico, educatore, amico, partner) per aiutare a distinguere quando un contatto è appropriato. Si è parlato anche di rischi di abuso, sia psicologico che fisico, e dell’importanza di creare una rete di referenti esterni cui affidarsi.

Giorno 3 – Casi pratici, farmacologia e ruolo dell’educatore

L’ultima giornata è stata dedicata al lavoro pratico su situazioni reali emerse al centro:

  • Analisi di casi: gli educatori hanno portato episodi vissuti nelle residenze, come l’insistenza di un ragazzo nel chiedere selfie come forma di autoregolazione emotiva e come sostituto della stimolazione fisica, o l’imitazione di posizioni sessuali fra due ospiti. Attraverso role‑playing si è imparato a riconoscere i segnali di consenso e a trasformare l’episodio in un’occasione educativa senza colpevolizzare; a utilizzare storie sociali per spiegare dove e come si possono manifestare affettività e intimità.
  • Farmaci e sessualità: il dott. Magoni ha illustrato come alcuni antidepressivi riducano il desiderio sessuale e ritardino l’eiaculazione, mentre i neurolettici come il risperidone possono aumentare i livelli di prolattina e bloccare l’orgasmo. Si è riflettuto sulla necessità di monitorare questi effetti con esami del sangue e di valutare, caso per caso, eventuali modifiche terapeutiche insieme al medico, ricordando che la sedazione non può essere usata per “spegnere” il desiderio ma solo per garantire la sicurezza e il benessere complessivo.
  • Ruolo dell’educatore: gli operatori hanno condiviso strategie per intervenire quando assistono a comportamenti sessuali. È stato sottolineato che l’obiettivo non è reprimere ma mediare l’azione: se un comportamento avviene in un contesto inadeguato o senza consenso bisogna contenere con calma, rimandare ad un momento privato e rielaborare l’evento con una storia sociale, spiegando alternative adeguate. Gli episodi critici sono stati considerati come materiale per costruire competenze, non come fallimenti.

Risultati e riflessioni

Il percorso è stato percepito dai partecipanti come liberatorio: ha permesso di discutere apertamente di temi spesso taciuti e di acquisire strumenti pratici. Alcuni risultati emersi:

  • Maggiore consapevolezza che la sessualità non è assente nelle persone autistiche ma è peculiare; la difficoltà spesso risiede nel tradurre sensazioni corporee in parole e azioni appropriate.
  • Importanza del linguaggio visivo (storie sociali, schede ARASAAC) per spiegare concetti astratti come consenso, privacy, orientamenti sessuali e identità di genere.
  • Rivalutazione del contesto: se un ragazzo si eccita e chiede selfie, potrebbe essere un modo per scaricare una tensione corporea; l’operatore deve proporre un’alternativa (un’attività sensoriale, un momento privato) anziché negare la richiesta.
  • Collaborazione con medici e famiglie: il monitoraggio degli effetti dei farmaci e il confronto con i genitori hanno permesso di chiarire dubbi e ridurre preoccupazioni.
  • Valorizzazione della figura dell’O.E.A.S.: gli interventi di Matteo Bardare e Serena Vestene hanno mostrato come un accompagnamento professionale alla sessualità possa integrare la presa in carico residenziale, soprattutto quando emergono desideri relazionali o affettivi più complessi.

Conclusione

Il corso di formazione sulla sessualità nello spettro autistico presso la Fondazione Fornino‑Valmori ha rappresentato un passo importante per armonizzare la missione dell’ente – costruire qualità di vita e autonomia – con una delle sfere più delicate dell’esistenza. Attraverso un approccio centrato sulla persona, supportato da esperti e arricchito da strumenti concreti (storie sociali, agende visive, laboratori pratici), gli educatori, gli operatori socio‑sanitari, gli psicologi e lo psichiatra hanno potuto ampliare la propria cassetta degli attrezzi.

La sfida ora sarà mettere in pratica quanto appreso, continuando a lavorare sul consenso, sulla consapevolezza del corpo e sull’integrazione tra esigenze affettive e progetto di vita. In questo modo la Fondazione potrà proseguire nel suo impegno di “costruire una strada” insieme ai ragazzi, anche sul terreno dell’affettività e della sessualità – un terreno che, come per tutti, richiede rispetto, comprensione e accompagnamento.

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